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Al via la nuova edizione di "Una Buona Causa"

Aggiornato il: feb 2


Dopo il grande successo della prima call trimestrale, che ha visto finire in overfunding (con 22mila Euro raccolti) il progetto “New Wild Web”, spettacolo teatrale dedicato al tema del cyberbullismo promosso dall’Associazione Puntozero di Milano, Chi Odia Paga riparte oggi con la sua periodica call trimestrale “Una Buona Causa” a sostegno delle associazioni italiane che vogliono sviluppare progetti di educazione, sensibilizzazione e prevenzione sui temi dell’odio online.

La call è rivolta a tutte le associazioni con l’obiettivo di stimolare la creazione e lo sviluppo di iniziative di prevenzione, sensibilizzazione ed educazione per contrastare l’odio online su tutto il territorio nazionale. Le associazioni hanno tempo fino al 6 novembre a partire da oggi per candidare il proprio progetto nella apposita sezione di crowdfunding.chiodiapaga.it.


Come funziona la call?

Le associazioni possono candidare il proprio progetto compilando, a partire da oggi e fino al 6 novembre, l’apposito form online sul sito ufficiale di Chi Odia Paga; al termine della call, previa verifica del rispetto dei requisiti previsti nel regolamento, tutti i progetti verranno caricati sul sito di Chi Odia Paga e saranno votati dagli utenti dal 16 al 20 novembre; il progetto che riceverà più voti sarà promosso in una dedicata campagna di crowdfunding dal 1 al 31 dicembre e, grazie anche ad un matching grant offerto dalle aziende partner di Chi Odia Paga, potrà vedere finanziato il suo progetto.


Aziende chiamate in causa contro l’odio online: #DonateProfitToStopHate


Chi Odia Paga ha costruito il modello di Una Buona Causa convinta della necessità di un’azione congiunta della società civile per contrastare l’odio: aziende e mondo del terzo settore alimentano la prima Rete del Bene (GoodNet) schierata a contrastare in modo attivo l’odio online presente su InterNet. Le aziende possono, attraverso la piattaforma di Chi Odia Paga, oltre che supportando il progetto vincitore della call trimestrale di Una Buona Causa, selezionare tra decine di progetti quello che meglio si concilia con i propri obiettivi CSR, facendo così da partner per ulteriori campagne di crowdfunding con un apposito matching grant che raddoppia i fondi raccolti dalle associazioni selezionate per le campagne.


Il motto della campagna di sensibilizzazione alle aziende è “Donate Profit To Stop Hate”, in risposta al meno costruttivo boicottaggio #StopHateForProfit che vede coinvolte da mesi le Big Corp americane contrapposte a Facebook negli USA e altrove nel mondo, che si è tradotto nel “semplice” taglio del budget pubblicitario di luglio su Facebook da parte delle aziende aderenti. Le aziende che vogliono contrastare l’odio online in modo concreto in Italia hanno invece a disposizione uno strumento più efficace su cui investire, con borse minime da 10.000 Euro per “adottare” un progetto di contrasto all’odio online.


Difesa gratuita per gli utenti grazie a Una Buona Causa


Come verranno divisi i fondi stanziati dai corporate? Da una parte le aziende partner raddoppieranno il ricavato delle raccolte di crowdfunding per finanziare i progetti delle associazioni attraverso un matching grant sulle associazioni in crowdfunding; dall’altro devolveranno lo stesso importo a Chi Odia Paga per l’erogazione dei suoi servizi, che saranno resi gratuiti per tutti fino ad esaurimento budget.


Grazie a Nuvolab, la prima azienda a fornire un matching grant per Una Buona Causa, abbiamo potuto fornire 5.000 Euro di servizi di difesa legale gratuita ai nostri utenti: un passo importantissimo che conferma la necessità di scalare il modello di Una Buona Causa per renderlo davvero sostenibile e rilevante per l’intera società.” segnala Francesco Inguscio, CEO di COP.


Infatti, grazie ad “Una Buona Causa” sono coperte tutte le fasi necessarie a combattere l’odio online: educazione e prevenzione “a monte” grazie all’impegno dell’associazione vincitrice; difesa tecnica e stragiudiziale per i bersagli di odio online “a valle” grazie a Chi Odia Paga.



questo articolo è uscito anche su Startupitalia

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