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  • Team COP

I 5 tweet che hanno scatenato più odio ai tempi della pandemia


Con l’avvento della pandemia da Coronavirus, l’utilizzo forzato delle piattaforme telematiche, tanto per motivi di lavoro, quanto per mantenere una linea di comunicazione con il mondo esterno, hanno tragicamente causato l’aumento di episodi d’odio online, specialmente sui social network.


Infatti, come pubblicato da Amnesty International nel “Barometro dell’Odio”, il fenomeno dell’hate speech online ha assunto dimensioni dilaganti in conseguenza inevitabile di una vera e propria intolleranza rispetto ai sacrifici e ai dolori causati dalla pandemia ad ognuno di noi.


A dispetto di un primario atteggiamento di solidarietà e comune vicinanza, il senso di frustrazione, rabbia e impotenza di fronte alle tragiche ripercussioni economico-sociali da Coronavirus si è così riflesso in vere e proprie manifestazioni d’odio, tanto di persona, quanto soprattutto online.


In particolare, tra i commenti twittati nel 2020, è possibile osservare come la maggior parte degli episodi di hate speech si sia verificata a fronte di post inerenti a tematiche di attualità legate alla questione della pandemia, e che, contrariamente a quanto accaduto, avrebbero dovuto piuttosto sollecitare confronti pacifici fondati sul dialogo e sul rispetto reciproco.


Ecco alcuni esempi:

  1. "Oggi i cittadini stranieri rappresentano il focolaio più grande registrato in Veneto dalla fine del lockdown.”: Questo è il tweet che è stato postato dal Presidente della regione Veneto, Luca Zaia. "In questa situazione già preoccupante, si verificano poi vere e proprie gravissime illegalità, con positivi asintomatici che si rendono irreperibili ai controlli". In aggiunta alle parole precedenti, il tweet ha generato il 20% di commenti d'odio, oltrechè il 70% di commenti problematici.

  2. Chiedo che a livello nazionale si possa portare al penale la violazione dell'isolamento fiduciario anche del negativo.": il quotidiano La Stampa, per aver twittato questa richiesta, ha subìto il 12,5% di commenti di hate speech. La stessa percentuale ha riguardato anche i commenti problematici, innescando numerose polemiche.

  3. "Oggi alle 12 sarò a @Ariachetira per parlare dei #migranti senza controlli che rischiano di far tornare l'emergenza #COVID-19. Cosa devo dire agli ospiti di sinistra amici? #lariachetirala7 #FratellidItalia”; Con queste parole si è concluso il tweet postato dalla senatrice FDI, Daniela Santanchè, scatenando l'11,1% di commenti d'odio e il 33,3% di commenti problematici.

  4. Non possiamo rimanere inerti di fronte all'#umanità che affonda: abbiamo il dovere di agire.": “Dolore per le vittime; tristezza per l'assuefazione della società ai drammi umani; rabbia per la disumanità della politica, prigioniera di miseri calcoli elettoralistici". Nonostante le parole di solidarietà espresse dal sindacalista Aboubakar Soumahoro, il suo tweet ha ricevuto l'11,1% di commenti d'odio, come altrettanto di commenti problematici.

  5. "Mentre ora l'Italia è il campo profughi d'Europa, c'è ancora chi a testa alta afferma sia un dovere difendere gli interessi e i confini italiani! #salvini.": in seguito a questo tweet, Silvia Sardone, esponente del partito della Lega Nord, ha ricevuto commenti di hate speech nella misura dell'11,1 %, oltrechè di commenti polemici e provocatori.

Prescindendo dal contenuto dei commenti citati, il dato allarmante che emerge attiene evidentemente a quanto il sentimento dell’odio online sia stato alimentato a causa della pandemia, soprattutto tramite l’utilizzo dei social network.


Sebbene, infatti, i social indubbiamente consistano in strumenti di comunicazione ormai irrinunciabili, oltrechè utili, allo stesso tempo hanno permesso all’odio di dilagare spensierato, cagionando (forse) danni psicologici e non solo tanto gravi quanto le tragiche conseguenze sanitarie derivanti dal Covid 19.


Anche l’odio può essere virale, e dunque può ferire, se non addirittura uccidere.


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