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Diffamazione su Whatsapp: quando accade

Aggiornato il: gen 27


Se qualcuno ci offende su un gruppo Whatsapp, può essere accusato di diffamazione? Il caso non è raro, dato che sempre più persone provano a denunciare e far perseguire offese ricevute in chat di gruppo. Questo è quindi il classico esempio di una chat di gruppo in cui il clima si scalda, scattano offese, minacce e insulti. Cosa si può fare?


Per prima cosa è bene ricordare che nel diritto si distinguono ingiuria e diffamazione.


  • Semplificando, l’ingiuria è un’offesa che si fa direttamente a una persona, in presenza di altre persone.

  • La diffamazione, invece, è un'offesa che si fa comunque di fronte ad altre persone, ma in assenza della persona offesa.

Mentre l’ingiuria non è più un reato, ed è quindi un semplice illecito civile che può dare luogo solo al diritto di risarcimento del danno, la diffamazione è un vero e proprio reato, denunciabile presso la polizia o la Procura della Repubblica. La domanda di partenza quindi è: un insulto in un gruppo su Whatsapp, è una ingiuria (quindi depenalizzata) o una diffamazione?

Ecco la risposta: un'offesa a una persona, in una chat di gruppo, è sempre configurabile come diffamazione, e non semplice ingiuria. La Cassazione ha recentemente evidenziato come, anche nel caso in cui la vittima sia presente all’interno di tale gruppo e quindi possa venire a conoscenza direttamente dell’offesa, si configura comunque la diffamazione. Questo perché il fatto che il messaggio sia ricevuto da diversi soggetti che ne vengono a conoscenza in momenti differenti, fa sì la cerchia di soggetti coinvolti sia ben più ampia del rapporto singolo tra l’offensore e l’offeso (Cassazione penale sez. V, 17/01/2019, n.7904)

Il chiarimento della Cassazione, arriva in merito al caso di una chat scolastica, in cui un ragazzo offendeva una coetanea con epiteti volgari, accusandola di essere la causa dell’allontanamento di una loro comune amica dalla scuola. Inizialmente il ragazzo non era stato imputato per diffamazione, dato che la persona offesa era presente in chat. In realtà la Cassazione ha chiarito che in quel momento l’offeso non poteva intervenire e che quindi era vera e propria diffamazione: “L'eventualità che tra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona nei cui confronti vengono formulate le espressioni offensive”, afferma la Cassazione, “non può indurre a ritenere che, in realtà venga, in tale maniera, integrato l'illecito di ingiuria, piuttosto che il delitto di diffamazione”

Al di là di questo chiarimento fondamentale, comunque, quel che è importante sapere è che è sempre possibile difendersi da questi attacchi d’odio. Se sei vittima di offese su Whatsapp, anche in un gruppo, Chi Odia Paga può supportarti in tutti i casi, grazie ai suoi servizi. La prima cosa da fare è legalizzare le prove: uno screenshot della conversazione, purtroppo, non basta. Grazie alla nostra legalizzazione avrai un tool tecnologico che certificherà gli screenshot, rendendoli validi a fini legali. In caso di episodi di questo tipo, ti consigliamo quindi di compilare il feedback digitale, per verificare se sei vittima di un reato e ottenere una consulenza gratuita.

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