Pensi di essere vittima di

odio online?

  • Team COP

Perché esistono due giornate per ridare visibilità alle persone transgender (e non bastano)



Anche quest'anno il 31 di marzo si celebra il Transgender Day of Visibility, una giornata dedicata alla celebrazione delle vite delle persone transgender. Questa giornata si accompagna a quella del 21 novembre, più incentrata sulle vittime dei reati d'odio contro la comunità transgender. Voluto dall'attivista Rachel Crandal nel 2009, il Transgender Day of Visibility si concentra maggiormente sulla valorizzazione delle vite delle tante persone che compongono questa comunità.


Oggi in Italia non si conosce il numero preciso di persone transgender, proprio perché a questa tematica è sempre stata data scarsa visibilità, trattandola come un tabù: si stima la presenza di 400mila persone transgender, ma non esistono dati più precisi. La paura di essere giudicata o giudicato, inoltre, spinge ragazze e ragazzi a non avere il coraggio di identificarsi come transgender, sottostimando i numeri.


Ancora oggi le persone transgender subiscono frequenti violazioni dei loro diritti fondamentali. Spesso sono discriminate sui luoghi di lavoro, a causa della difficoltà ad accedere ad alcune mansioni, alla disparità contrattuale o persino alle molestie che devono subire. Le discriminazioni però possono avvenire in qualunque ambito sociale, a partire dalla famiglia per poi passare alla scuola o alla semplice vita pubblica. Oltre alla discriminazione, in Europa si rileva spesso anche una scarsa informazione, e una difficoltà generalizzata nell'avviare terapie e procedure legali per la transizione di genere.


L'Italia non può certo dichiararsi un'isola felice, anzi: di fatto siamo il Paese più transfobico d'Europa. Dati alla mano, qui c'è stato il maggior numero di vittime d'odio transfobico, con 4 morti tra l'ottobre 2019 e il settembre 2020. L'Italia ha risultati peggiori di Russia, Francia, Spagna, Finlandia e Azerbaigian. Sempre nel 2020 si sono registrati oltre 33 episodi di transfobia e, probabilmente, altrettanti sono ancora nascosti e non visibili. Tra gli episodi più frequenti ci sono insulti transfobici, stalking, misgendering, discriminazioni a scuola, sul lavoro o durante la ricerca di un appartamento.


L'odio verso questa comunità si riflette anche online. Secondo una ricerca americana il 58% delle persone transgender avrebbe subìto attacchi d'odio online. Tra questi attacchi figurano minacce, hate speech, invio di immagini a sfondo sessuale non richieste, deadnaming (ovvero chiamare intenzionalmente e insistentemente una persona con il nome che aveva prima di iniziare la transizione) e meme irrispettosi.


Se Internet è uno dei luoghi dove l'odio avviene, è anche uno strumento per informarsi e conoscere meglio questa comunità, perché proprio la visibilità è la prima soluzione contro la discriminazione. Oggi Francesco Cicconetti, un ragazzo transgender diventato un vero e proprio influencer, ha ad esempio condiviso un'utile guida dal titolo "Come posso essere un* buon alleat*?", che spiega con chiarezza come sostenere e rispettare la comunità transgender.

Chi Odia Paga, invece, celebrerà il Transgender Day of Visibility con una diretta Instagram con l'influencer Greta Donà, che vi invitiamo a seguire sul nostro profilo questo giovedì alle 13:30. Nel frattempo potete rivedere anche la nostra diretta con Eytan Ulisse Ballerini, che ci ha spiegato con chiarezza l'importanza delle parole nel rispetto nei confronti della comunità:




0 commenti

Vuoi rimanere aggiornato sul mondo dell'odio online?

Pensi di essere
vittima di odio online?

service.png

Restiamo in contatto!

Abbiamo storie da raccontare

  • LinkedIn
  • Bianco Instagram Icona
  • White Facebook Icon

Copyright © 2021. All rights reserved.

COP s.r.l - P.IVA: 10290890960

Capitale sociale versato: 13.500,00 Eur

Sede legale: Via Giosuè Carducci, 8 - 20123 Milano (MI)

Scrivici!