Pensi di essere vittima di

odio online?

  • Team COP

Violenza sessuale: il tempo per denunciare


In questi giorni si parla molto dei tempi necessari, psicologicamente ma anche legalmente, per denunciare una violenza sessuale. Spesso chi è vittima di uno stupro non riesce a reagire subito, per meccanismi psicologici, per paura di ritorsioni, ma anche per il tempo necessario a realizzare psicologicamente le vere colpe di quel che è accaduto. Ma la legge cosa dice? E quanto tempo abbiamo per reagire?


Per prima cosa, per capirlo, dobbiamo spiegare il concetto di "procedibilità" in giurisprudenza. In giurisprudenza con "procedibilità" si intende l'insieme delle condizioni richieste dalla legge affinché si possa intraprendere un processo civile o penale. Con particolare riferimento al diritto penale, la legge prevede che, a seconda della gravità del fatto, il reato può essere procedibile:

  • D'ufficio, ossia su iniziativa autonoma del Pubblico Ministero (PM)

  • A querela dell'offeso, cioè su impulso spontaneo della persona che ha subìto la condotta illecita

Contrariamente a quanto creduto, querela e denuncia non sono sinonimi. Infatti, la denuncia (o esposto) può essere presentata in qualsiasi momento, e consiste in una semplice segnalazione alle Forze dell'Ordine, che successivamente viene trasmessa al Pubblico Ministero, affinché valuti se intervenire o meno. Con la querela, invece, si chiede espressamente che un soggetto venga punito dalla legge, perché ritenuto colpevole di un fatto penalmente rilevante. Sebbene per il reato di violenza sessuale sia possibile in alcuni casi procedere d'ufficio, in genere viene lasciata la possibilità alla vittima di procedere di sua volontà, tramite appunto la querela.


Ma quanto tempo si ha per sporgere querela? A seconda del tipo di reato subìto, la legge concede alla persona offesa diversi termini entro cui poter presentare querela alle Forze dell'Ordine. Con l'entrata in vigore del Codice Rosso (L. 69/2019), il termine per la proposizione della querela per violenza sessuale è stato allungato a 12 mesi, rispetto ai 6 inizialmente stabiliti.


In base a quali criteri viene concesso questo periodo? Le ragioni giuridiche per questi tempi sono molteplici. Tutte, però, sono accomunate da un un'unica finalità deflattiva, che significa diretta a...

1. Migliorare l'efficienza del processo penale, riducendo quando possibile il carico di lavoro dei giudici.

2. Privatizzare la tutela del singolo, ovvero dar modo all'offeso di considerare il peso e la gravità dei danni sofferti.

3. Favorire strumenti di conciliazione


Tuttavia, l'ampiezza dei termini concessi per sporgere querela si giustifica anche per motivi di carattere psicologico. In un'ottica squisitamente umanitaria, l'intento del legislatore, infatti, è soprattutto quello di proteggere la stabilità emotiva e la riservatezza delle vittime di fronte ai potenziali effetti negativi derivanti dall’ingerenza di soggetti esterni, istituzioni o dell'opinione pubblica. Chiedere a una donna "Perché non hai denunciato prima?", di fatto è un meccanismo di vittimizzazione secondaria, ovvero del trasferimento delle colpe alla vittima, insinuando fosse consenziente nel momento della violenza.


Spesso il trauma, causato magari da una persona conosciuta, è talmente grave da essere paralizzante: una vittima può temere il giudizio, le ritorsioni, l'ulteriore trauma che avrebbe rivivere quel momento durante la denuncia.


In alcuni casi, per trovare il coraggio di raccontare, possono passare anche decenni. Il tempo con cui si deposita una denuncia non è e non potrà mai essere considerato una "giustificazione" del reato. Soprattutto per un reato così grave e debilitante come la violenza.

0 commenti

Vuoi rimanere aggiornato sul mondo dell'odio online?

Pensi di essere
vittima di odio online?

service.png